Se ti è stata diagnosticata la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), potresti presto sentirla chiamare in un altro modo.
Nel 2026 un gruppo internazionale di esperti, insieme a professionisti sanitari e persone affette da questa condizione, ha proposto una nuova denominazione: PMOS (Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome), traducibile come Sindrome Ovarica Metabolica Poliendocrina. Non si tratta di un semplice cambio di nome. Questa scelta riflette una crescente consapevolezza scientifica: la PCOS non riguarda soltanto le ovaie, ma coinvolge il metabolismo, gli ormoni, la fertilità e la salute generale della donna.
Ed è proprio questo uno dei motivi per cui oggi alimentazione e stile di vita sono considerati elementi fondamentali nella gestione della sindrome.
Perché la PCOS cambia nome?
Per anni il termine “sindrome dell’ovaio policistico” ha rappresentato una definizione utile ma incompleta. Molte donne con PCOS, infatti:
- non presentano necessariamente ovaie policistiche;
- possono manifestare sintomi molto diversi tra loro;
- presentano alterazioni metaboliche che vanno ben oltre l’apparato riproduttivo.
Negli ultimi anni la ricerca ha mostrato come questa sindrome coinvolga diversi sistemi dell’organismo e non possa essere considerata esclusivamente un problema ginecologico. La proposta di adottare il termine PMOS nasce proprio dalla volontà di descrivere in modo più accurato la realtà clinica della condizione, mettendo in evidenza tre aspetti centrali:
- la componente endocrina (ormonale);
- la componente metabolica;
- il coinvolgimento ovarico.
In altre parole, il nuovo nome riconosce che la sindrome è molto più complessa di quanto suggerisse la vecchia denominazione.
Cos’è la PMOS?
La PMOS è una delle condizioni endocrine più frequenti nelle donne in età fertile. Si stima che interessi milioni di donne nel mondo, spesso con manifestazioni molto diverse da persona a persona. I sintomi più comuni possono includere:
- ciclo mestruale irregolare o assente;
- difficoltà ovulatorie;
- acne persistente;
- aumento della crescita di peli in sedi tipicamente maschili;
- diradamento dei capelli;
- difficoltà a perdere peso;
- aumento del grasso addominale;
- infertilità o ridotta fertilità.
Non tutte le donne presentano gli stessi sintomi e non tutte sviluppano le stesse complicanze. Per questo motivo la PMOS viene spesso definita una sindrome eterogenea.
Non è solo un problema delle ovaie
Uno degli aspetti più importanti emersi dalla ricerca è che la PMOS non riguarda esclusivamente il sistema riproduttivo. Molte donne presentano alterazioni metaboliche che possono comparire già in giovane età e accompagnarle nel corso della vita. Tra queste troviamo più frequentemente:
- insulino-resistenza;
- sovrappeso e obesità;
- accumulo di grasso addominale;
- alterazioni della glicemia;
- dislipidemie;
- aumento del rischio di sindrome metabolica;
- maggiore rischio di diabete tipo 2.
Questo non significa che tutte le donne con PMOS siano in sovrappeso. Esistono infatti donne normopeso che presentano comunque alterazioni metaboliche significative. Tuttavia, obesità e insulino-resistenza rappresentano condizioni molto frequenti e possono amplificare molti dei sintomi caratteristici della sindrome.
Il ruolo dell’insulina: il vero cuore del problema
Quando si parla di PMOS, uno dei concetti più importanti da comprendere è quello di insulino-resistenza. L’insulina è l’ormone che aiuta il glucosio a entrare nelle cellule per essere utilizzato come fonte di energia. Quando le cellule diventano meno sensibili alla sua azione, il pancreas è costretto a produrne quantità maggiori. Questo fenomeno prende il nome di insulino-resistenza. Nella PMOS, livelli elevati di insulina possono contribuire ad aumentare la produzione ovarica di androgeni, gli ormoni responsabili di molte manifestazioni della sindrome come acne, irsutismo e alterazioni dell’ovulazione.
Si crea così un circolo vizioso:
- l’insulino-resistenza favorisce l’iperinsulinemia;
- l’iperinsulinemia favorisce gli squilibri ormonali;
- gli squilibri ormonali peggiorano il quadro clinico.
Comprendere questo meccanismo aiuta a capire perché il trattamento della PMOS non possa limitarsi alla gestione dei sintomi ginecologici.
Perché l’alimentazione è una parte della terapia
Le principali linee guida internazionali indicano i cambiamenti dello stile di vita come trattamento di prima linea nella gestione della PMOS. Questo significa che alimentazione, attività fisica, sonno e gestione dello stress non rappresentano semplici consigli generici, ma componenti fondamentali del percorso terapeutico. L’obiettivo non è seguire una dieta estrema o eliminare intere categorie di alimenti. Piuttosto, si cerca di migliorare la sensibilità insulinica, favorire il controllo del peso quando necessario e supportare l’equilibrio metabolico.
Quale alimentazione può essere utile?
Non esiste una dieta universale valida per tutte le donne con PMOS. Le esigenze possono essere molto diverse in base a:
- sintomi;
- peso corporeo;
- presenza di insulino-resistenza;
- età;
- desiderio di gravidanza;
- attività fisica;
- storia clinica personale.
Per questo motivo l’alimentazione dovrebbe sempre essere personalizzata. Le evidenze scientifiche attualmente disponibili suggeriscono che alcuni modelli alimentari possano contribuire a migliorare il profilo metabolico, la sensibilità insulinica e, in alcuni casi, anche alcuni aspetti della funzione riproduttiva [1,6,9].
Dieta Mediterranea: il modello più studiato
La Dieta Mediterranea rappresenta uno degli approcci maggiormente supportati dalla letteratura scientifica. Caratterizzata da un elevato consumo di:
- verdura;
- frutta;
- legumi;
- cereali integrali;
- pesce;
- olio extravergine di oliva;
- frutta secca,
è associata a benefici sulla salute cardiovascolare e metabolica. Nelle donne con PMOS può favorire una migliore qualità dell’alimentazione, contribuire al controllo del peso corporeo e supportare il miglioramento di alcuni parametri metabolici e infiammatori [6,9].
Dieta chetogenica (VLEKT): un’opzione da valutare in casi selezionati
Negli ultimi anni la ricerca ha mostrato un crescente interesse verso la Very Low-Energy Ketogenic Therapy (VLEKT) nelle donne con PMOS associate a obesità e insulino-resistenza [7–9].
La VLEKT è un protocollo nutrizionale che prevede una marcata riduzione dei carboidrati e una temporanea induzione della chetosi nutrizionale, sempre sotto supervisione professionale. Diversi studi hanno evidenziato miglioramenti significativi in:
- peso corporeo;
- circonferenza vita;
- insulino-resistenza;
- profilo metabolico;
- alcuni parametri ormonali correlati alla sindrome [7–9].
Alcune evidenze preliminari suggeriscono inoltre possibili effetti favorevoli sulla regolarità mestruale e sulla funzione ovarica nelle donne con obesità [8].
È importante sottolineare che la VLEKT non rappresenta una soluzione universale e non è indicata per tutte le persone con PMOS. La scelta dell’approccio nutrizionale più adatto deve sempre basarsi sulle caratteristiche cliniche della paziente, sugli obiettivi terapeutici e sulla valutazione del professionista di riferimento.